21 ottobre 2009

Shakespeare in 30 minuti, esatti rapidi e netti.

30 minuti in cui ti ritrovi in una sala buia con sedie spartane e senza arredamento (perchè l'arredamento non serve, ingannerebbe solo l'occhio e la vista è il senso più falso e peggiore dei cinque che possediamo), al centro una luce che si apre rotonda sull'asta di un microfono, dal soffitto pendono delle luminarie come di Natale a forma di fragola (si accendono ad intermittenza come in un gioco a quiz ed è geniale, veramene geniale come idea) ed in fondo, quasi a far parte lui stesso dell'arredamento, un uomo che attende. Cosa? Il pubblico, naturalmente.. ma lui il pubblico in realtà non lo vede, lui recita per se stesso e poi per gli altri e quindi non ha importanza se la stanza è al buia, lui sente le presenze delle persone e gli basta questo per alzarsi con passo pesante (indossa catene) misurando a grandi passi la sala, scrutando quello che ha intorno. Poi inizia a parlare. Otello. Una storia che non conosco, o per lo meno solo in parte ed in modo rozzo, ma che parla di gelosia, ossessione, amore puro, una storia che in una serata come quella è azzeccata in pieno, come se l'avessero scelta e scritta apposta per noi, per noi tutti scusate.. un bel monologo di cui apprezzo sopratutto la frase "il nostro corpo è un giardino e noi ne siamo giardinieri"..

..è un'espressione magnifica per definire ciò che in effetti sia la nostra anima nei confronti del nostro involucro e mi domando: come sono ora le siepi, i fiori e le piante della mia coltivazione privata? Sono.. persi nell'entropia. Apro gli occhi e penso che sia giunta l'ora di prendere in mano le cesoie e mi prenda cura di esso, che sistemi i fiori appassiti perchè rimasti senz'acqua per troppo tempo, che le piante ricompongano in graziose forme i loro rami e che le siepi non intralcino il cammino ma l'accompagnino dolcemente. Desidero farlo, desidero curarlo. Un lavoro lungo dite voi? Ho pazienza, ve lo giuro. Uscire da un bizzarro momento della mia vita nel quale mi sono adagiata per troppo tempo, la stabilità è una mia costante ma la fermezza non la può essere sotto certi aspetti. La calma è una vigliaccheria per l'anima, non è forse quello che c'è scritto sulla mia tesi? Sì, ve lo dico io..

..ed io, vigliacca, non la sono mai stata.

nota d'autore: Inizio ad apprezzare la cucina, mangiarla e farla. Ma non ditelo a mia madre od a M, o non mi coccolerebbero più con le loro prelibatezze ;)

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