15 ottobre 2009

Esattamente dopo due mesi ho parlato con qualcuno di una situazione che tenevo dentro da un po’ di tempo. Una situazione ho detto? Mi correggo: una decisione. Una decisione che, se proprio vogliamo dirla tutta, è stata imposta. Non dagli altri o da cause di forza maggiore, ma da me stessa. È uscito così questo racconto, senza pensare troppo, chiusa nel calore di un ristorante dal bizzarro arredamento indiano nell’attesa di pietanze speziate mentre bevevo acqua e sentivo dolore ai muscoli delle gambe dopo il karate. Chi non avrebbe agito come me nella medesima situazione? Sì giusto, non ho spiegato la situazione e comunque anche dopo che l’avrò spiegata non vorrò né l’appoggio né la disapprovazione di nessuno, è solo un’informazione sui fatti questo, niente di più ed è semplice da riassumere, forse anche un po’ banale: ci sono persone che crescono e persone che non lo fanno, c’è chi considera importante un essere umano e chi un paio di scarpe, chi decide di essere generoso e chi avaro, chi asseconda una decisione e chi la impone senza fermarsi per ascoltare altre ragioni.. è la legge degli opposti, il bene ed il male, c’è chi prende una via e chi un’altra.. semplice. Chi giudicare la scelta fatta? Nessuno. Bisogna solo agire e, siccome io amo la scienza, credo che ad ogni azione corrisponda sempre una reazione uguale e contraria. Semplice anche questo non trovate? Bene. Ecco dunque: ho preso la mia scelta che sono convinta essere quella giusta per me. Ho lasciato indietro persone, diciamo così, che non mi hanno saputo (no no, voluto) capire, interessare a me, perché sono abituate a sedersi ed udire i suoni della voce, non ad ascoltare. Troppo teatrale come spiegazione? Sì in effetti un po’ sì, sono tragica nelle mie cose come mi dicono spesso le persone che mi conoscono; allora non mettiamola sul melodrammatico, mettiamola sulla semplicità: sono stata delusa e me ne sono andata. Come quando si prova un ristorante ed il cibo non piace, non ci si torna giusto? Ecco, è andata proprio così. La bontà (o meno) della pietanza non era al pari con il prezzo. Il ristorante di ieri comunque era buono, il cibo indiano mi piace, forse è un po’ speziato ed a tratti pesante ma trova degli accostamenti delicati che voglio riprovare con più calma. Certo il sushi rimane il migliore, ma sì anche che io sono fissata per l’oriente.

Altra scelta che ho fatto è sul cibo.. ma questo è un ragionamento ancora molto delicato da trattare, devo ancora pensarlo bene, ponderarlo e sentirlo mio. Quindi no, non direi che è una scelta, ma solo un’idea ancora. Sì, un’idea.
Non ne parlo dunque, non ancora.

Parlerò invece, e per ultima cosa anche perchè un po' sono sicura vi ho annoiato, della mia perplessità davanti al regalo che certe persone fanno nei confronti di altre e mi domando: come può un padre donare bellezza della propria terra alla persona che tratta senza rispetto e onore la propria figlia? Come si possono porgere fiori a chi sfodera artigli? Siamo arrivati davvero al punto di considerare normale certi comportamenti ignobili e degradanti solo perchè sono "meno peggio" di botte ed insulti? Credo si chiami sindrome di Sticcolpa e no, non la comprendo alla perfezione. Itendiamoci, so cosa sia e cosa comporta, ma non capisco come si possa trovarsi ingarbugliata in essa. Strano fatto, davvero. La osserva da lontano e cerco di comprenderla e non ci riesco e mi domando se siano i miei 25 anni che mi offuschino la mente e mi domando se anche io, all'età di 45 anni, sarò così: rassegnata ai miei cernefici..
Non lo so..

..per ora ricerco altro. Il midarè. Il suo significato per esempio, mi sfugge appena mi sfiora. E' una danza, è la perfezione, è bellissima.. è pensiero puro.

Perdonate gli eventuali errori di queste parole, non le rileggo.
Non lo rifaccio mai quando scrivo.

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