25 novembre 2009

Stamattina sono andata al lavoro in autobus, alla fermata ho ricordi di quando andavo a scuola, vedo susseguirsi le fermate e le persone che salgono e che scendono, penso a Londra, alla sua metropolitana e subito mi balza il pensiero che sebbene sia una città decisamente più grande della mia è anche più decisamente silenziosa: più persone sulla metro o per la strada ma che non parlano a voce alta, hanno gli occhi chini sui giornali e nelle orecchie il walkman, sorseggiano il caffè nel brix da passeggio ed a mala pena si accorgono del vicino.. qui c'è caos, rumore di clacson, vociare di gente..fastidioso quasi, eppure mi mancherebbero se non li sentissi. Torno alla realtà quando giro lo sguardo e vedo, dall'ambio finestrino dell'autobus, F. che, nel solito bar, alla solita ora, guarda i dolci e ne indica uno al barman.. F. mi manca, come mi mancano tutti loro in quell'ambiente universitario; lo so che non devo pensare troppo al passato, ai ricordi, ancorarmi ad esso, se non lo lascio non sarò mai pronta per il futuro; un futuro che bramo. Ed il presente? Di sopportazione. Devo imparare a scendere compromessi come si diceva ieri con M. davanti a cibi greci, essere accondiscendente anche quando si avrebbe voglia di urlare e scappare.. certo non sono scappata davanti a foglie di vite con riso, spiedini di pesce, feta, aromi speziati e particolari di cui non si riescono a capire i sapori, a carpirne fino in fondo le sensazioni ma che non possono non piacere.. guardo l'orologio e penso che alla sera manca ancora molto, troppo tempo (cit. "quello che non ho è un orologio avanti per correre più in fretta ed avervi più distanti.")

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